Il Buon Samaritano - Che c'è di cristiano in quest'accoglienza?
Continuo a sentire tanta gente che per sostenere nelle discussioni la cosiddetta “accoglienza dei migranti” tira in ballo il vangelo. Orbene, si sa che nella storia il vangelo è stato spesso usato per rivestire di santità e di giustizia delle azioni che in verità avevano ben poco di santo e di giusto, come soprusi, violenze, guerre e tirannie. A quanto pare questa pratica diabolica però non si è ancora esaurita, perché oggi la Parola di Dio viene indebitamente usata anche nella chiesa per dare una patina di santità a tutto ciò che è connesso col torbido fenomeno della migrazione.
Secondo i teologi della migrazione accogliere i migranti santifica, e quindi è un dovere dei cristiani. Va da sé che chi non approva l'accoglienza o la discute o peggio ancora l’avversa, è un eretico, non è in comunione con la chiesa e va convertito oppure va allontanato. Nel migliore dei casi il cristiano che non si adegua ai dictat della santa accoglienza dei migranti viene bollato come ipocrita e fariseo. Si è arrivati al punto che qualche prete, evidentemente incoraggiato dal clima inquisitorio e dalla febbre migratoria che aleggia, ha affisso alle porte della “sua” chiesa un cartello con cui avvisa i fedeli non accoglienti di non entrare. Insomma: "Dio ama tutti sì, ma non voialtri che vi opponente alla santa migrazione". Anch'io ho visto attaccato alle porte di una chiesa un foglio di carta con su stampata la citazione evangelica “ero straniero e non mi avete accolto”: è un'evidente barriera psicologica per dire “o ti adegui alla migrazione o qui non entri”.
Tanto citata è la parabola del buon samaritano che, tuttavia, se letta con una certa attenzione, non porta poi tutta quest'acqua alla causa dell'accoglienza. Parto proprio da questa parabola, così tanto usata per giustificare l’accoglienza in nome del vangelo, per dire ciò che penso. Evidenzio alcuni particolari che sembrano sfuggire ai nostri predicatori, ma che io ritengo essere molto significativi.
Tanto per cominciare nella parabola ad essere uno straniero è proprio il samaritano, cioè quello che aiuta il malcapitato indigeno, non è l’indigeno, che nella storia fa la parte del malcapitato bisognoso di aiuto; la cosa mi pare sconvolga un pochino lo stereotipo comune che vorrebbe lo straniero sempre e comunque in veste di bisognoso e l’indigeno sempre e comunque in quella di persona agiata ed opulenta.
Il samaritano medica le ferite al derubato, cioè presta i primi soccorsi ad uno che è provatamente e non ipoteticamente bisognoso: le sue ferite non sono dei racconti di terre lontane, fatti non verificabili, sono ferite ben visibili, la condizione di sofferenza è lì evidente, autentica, indubitabile.
Porta l’uomo in una locanda e là se ne prende cura, ma solo per qualche ora perché il giorno dopo paga l'albergatore affinché continui a curare il ferito e, promettendogli di pagare il resto al suo ritorno, se ne va per la sua strada. Insomma, il samaritano non riceve alcun compenso per essersi preso cura del viandante, anzi, paga le cure con i propri soldi personali, non lascia debiti e non carica quindi il fardello dell’assistenza sulle spalle dell’albergatore o di qualcun altro. Non fa neanche prediche e non esorta nessuno alla generosità. Non resta nemmeno accanto al derubato più dello stretto necessario, ma va dietro alle sue cose, e infatti, non lo porta neppure a casa propria, nel proprio paese, ma lo lascia nella terra in cui lo ha incontrato.
Il samaritano infine, non fa del curare i malcapitati il proprio mestiere o una missione filantropica, non lucra sulla faccenda né va in cerca di poveri rapinati in giro per il mondo, non organizza servizi assistenziali, non fa proclami di alcun tipo. Soprattutto, il soccorritore non si accolla illimitatamente il mantenimento dell’uomo.
Ecco, il buon samaritano si è fatto prossimo dell’altro, ma si anche è dato un limite, e il senso del limite è umiltà e l’umiltà è una virtù cristiana.
Ora io sono convinto che il vero cristiano
Secondo i teologi della migrazione accogliere i migranti santifica, e quindi è un dovere dei cristiani. Va da sé che chi non approva l'accoglienza o la discute o peggio ancora l’avversa, è un eretico, non è in comunione con la chiesa e va convertito oppure va allontanato. Nel migliore dei casi il cristiano che non si adegua ai dictat della santa accoglienza dei migranti viene bollato come ipocrita e fariseo. Si è arrivati al punto che qualche prete, evidentemente incoraggiato dal clima inquisitorio e dalla febbre migratoria che aleggia, ha affisso alle porte della “sua” chiesa un cartello con cui avvisa i fedeli non accoglienti di non entrare. Insomma: "Dio ama tutti sì, ma non voialtri che vi opponente alla santa migrazione". Anch'io ho visto attaccato alle porte di una chiesa un foglio di carta con su stampata la citazione evangelica “ero straniero e non mi avete accolto”: è un'evidente barriera psicologica per dire “o ti adegui alla migrazione o qui non entri”.
Tanto citata è la parabola del buon samaritano che, tuttavia, se letta con una certa attenzione, non porta poi tutta quest'acqua alla causa dell'accoglienza. Parto proprio da questa parabola, così tanto usata per giustificare l’accoglienza in nome del vangelo, per dire ciò che penso. Evidenzio alcuni particolari che sembrano sfuggire ai nostri predicatori, ma che io ritengo essere molto significativi.
Tanto per cominciare nella parabola ad essere uno straniero è proprio il samaritano, cioè quello che aiuta il malcapitato indigeno, non è l’indigeno, che nella storia fa la parte del malcapitato bisognoso di aiuto; la cosa mi pare sconvolga un pochino lo stereotipo comune che vorrebbe lo straniero sempre e comunque in veste di bisognoso e l’indigeno sempre e comunque in quella di persona agiata ed opulenta.
Il samaritano medica le ferite al derubato, cioè presta i primi soccorsi ad uno che è provatamente e non ipoteticamente bisognoso: le sue ferite non sono dei racconti di terre lontane, fatti non verificabili, sono ferite ben visibili, la condizione di sofferenza è lì evidente, autentica, indubitabile.
Porta l’uomo in una locanda e là se ne prende cura, ma solo per qualche ora perché il giorno dopo paga l'albergatore affinché continui a curare il ferito e, promettendogli di pagare il resto al suo ritorno, se ne va per la sua strada. Insomma, il samaritano non riceve alcun compenso per essersi preso cura del viandante, anzi, paga le cure con i propri soldi personali, non lascia debiti e non carica quindi il fardello dell’assistenza sulle spalle dell’albergatore o di qualcun altro. Non fa neanche prediche e non esorta nessuno alla generosità. Non resta nemmeno accanto al derubato più dello stretto necessario, ma va dietro alle sue cose, e infatti, non lo porta neppure a casa propria, nel proprio paese, ma lo lascia nella terra in cui lo ha incontrato.
Il samaritano infine, non fa del curare i malcapitati il proprio mestiere o una missione filantropica, non lucra sulla faccenda né va in cerca di poveri rapinati in giro per il mondo, non organizza servizi assistenziali, non fa proclami di alcun tipo. Soprattutto, il soccorritore non si accolla illimitatamente il mantenimento dell’uomo.
Ecco, il buon samaritano si è fatto prossimo dell’altro, ma si anche è dato un limite, e il senso del limite è umiltà e l’umiltà è una virtù cristiana.
Ora io sono convinto che il vero cristiano
- cerchi sempre il bene di tutti (e non di una parte a danno di un’altra) e operi sempre e solo in tal senso,
- usi prudenza e lungimiranza nelle azioni cercando di prevedere le loro conseguenze (con le buone intenzioni spesso si fanno dei grandi mali), si faccia per questo molte domande
- non impoga agli altri il giogo o il costo delle proprie azioni, ma paghi sempre personalmente
- usi principalmente il mezzo del convincimento e il filtro della democrazia per sostenere i propri valori
- sappia ascoltare chi ha idee differenti dalla propria
- non trasformi i vicini di casa e i parenti in estranei, trascurandoli, e gli stranieri in “fratelli” privilegiati da servire
- non c'è lavoro se non precario e sottopagato, molti italiani disoccupati e molti giovani sono costretti a emigrare, (oltre l’11% tasso di disoccupazione)
- i poveri italiani (sono ormai oltre 5 milioni e in crescendo) non sono dignitosamente sostenuti, molti di loro sono senza casa e vivono in tuguri e baracche o in appartamenti occupati abusivamente o addirittura in macchina, oppure in prefabbricati da post terremoto, e molti di loro ricevono dallo stato un assegno sociale di circa 400 euro al mese (la pensione sociale è di 373,33 €, l’assegno sociale di 453€ );
- in molte regioni la sanità è da terzo mondo: i pazienti dormono nei corridoi, i casi di malasanità sono praticamente quotidiani, e anche nelle regioni più ricche gli ospedali chiudono proprio nelle zone più disagiate, come la montagna, e in generale i costi per le prestazioni sanitarie a carico dei malati sono sempre più alti e molti non se li possono più permettere,
- le scuole chiudono nelle periferie, non ci sono più risorse per i bambini disabili, gli insegnanti e i genitori sono costretti a procurarsi i gessetti, i computer e perfino la carta igienica per andare avanti,
- alle forze dell'ordine e ai pompieri manca di tutto, perfino il carburante per i mezzi di servizio,
- i primi beneficiari della migrazione sono la malavita, le mafie, gli sfruttatori senza scrupoli che si confermano molto abili nell'utilizzare i migranti per il loro sporchi profitti: dallo spaccio alla prostituzione, al traffico di clandestini o di armi, ai furti, alle rapine, dalla falsificazione di merci al racket dei negozi e dei parcheggi ecc., fino al lavoro nero nei campi e nelle fabbriche. E poi ci sono le ONG e le cooperative: anch'esse lucrano in modo ormai palese sulla migrazione percependo i soldi di certo finanziatori occulti o quelli dei contribuenti italiani,
- che un elevato numero di migranti si rende quotidianamente colpevole (in misura molto più elevata di quella degli italiani) di violenze e di reati d’ogni genere, dal vandalismo alla rapina, dallo spaccio allo sfruttamento della prostituzione, dallo stupro all'omicidio, alle percosse, al degrado civico, a danno delle cose e delle persone, più o meno indifese: uomini, donne, bambini, anziani,
- che un certo numero di migranti arriva in Europa col chiaro intento di imporre la propria cultura e la propria fede con le buone o con le cattive, e di sottomettere i cristiani al loro credo,
- la magistratura non garantisce né processi rapidi né una pena certa per i reati, tanto che chi ha commesso atti anche gravissimi rimane palesemente impunito, soprattutto se è straniero,
- la pressione fiscale è altissima, tanto da aver portato molte aziende al fallimento e al suicidio molti imprenditori,
- molte grande aziende italiane non adeguatamente difese dai governi sono state “dislocate” o sono state acquisite da società straniere e non appartengono più alla comunità italiana.

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