Di Roma e di Babilonia

Il globalismo è un fenomeno che è ampiamente in atto in questi anni. Chi lo crede solo un'ideologia sbaglia di grosso, è una realtà storica. E in ogni caso, più che un'ideologia è un sogno, uno di quelli però che fanno male alla realtà, di quelli che si chiamano deliri.
Il globalista sogna la ricostruzione dell'Impero. l'Impero con la I maiuscola, l'Impero Romano.
Augusto che parla inglese e ha gli occhi a mandorla. E prevede la ricostruzione della Torre, quella di Babilonia, anche se . Una sola Pax, su tutta la terra, un sola lingua!

Roma l'Urbe Caput Mundi.
Inutile cercarla questa Roma sulla carta geografica o con Google Maps, è una Roma immateriale, invisibile, impalpabile eppure non meno reale della Roma italiana. La Roma che oggi sogna il globalista è costituita di palazzi sparsi in tutto il mondo; è una metropoli fatta di intrecci finanziari, politici e ideologici; un labirinto di poteri e di interessi fittamente intrecciati fra di loro. Roma, questa Roma, sogna di dominare il mondo intero, sogna di conformare il mondo secondo i suoi disegni. Un solo regno su tutto il globo. Nessuno che sfugga, nessuno che le si opponga.


«Abbiamo fatto l'Italia. Ora si tratta di fare gli italiani» disse Massimo d'Azeglio, ed ora, parafrasando, il globalista può dire, «Per fare l'Impero occorre fare i sudditi». I sudditi della Nuova Roma sono individui omologati, omogeneizzati, omosessualizzati, dediti ad ogni oppio che possa offrire la vita, stupidi, vacui, ignoranti, remissivi, casomai impauriti e con la memoria corta.
Questo di frullare l'umanità non è un fatto accessorio o la distorsione di un "buon progetto globalista", è una vera e propria necessità per la costruzione della nuova Roma.
Ogni differenza deve essere rimossa fra i sudditi di Roma, ogni identità, ogni peculiarità, ogni etnia ed ogni idioma. 
Babilonia e la sua Torre
Un solo impero, una sola lingua, un solo pensiero, una sola fede. Perciò a morte le lingue nazionali, (come i nazionalismi fecero delle lingue locali e regionali), a morte le democrazie, a morte le fedi religiose! A morte, insomma, tutte le cose che sono latrici di un'umana identità. Una sola lingua, una sola moneta, una sola ideologia!
Il sogno globalista è inevitabilmente anche un sogno cosmopolitista. Non si domina facilmente un mosaico composto di tante diversità cristalline, al contrario è facile dar forma ad un mondo liquido, fatto di miliardi di apolidi sradicati, di individui privi di identità comunitarie e di coesione, un mondo popolato da un'umanità "atomizzata" fluida e ben plasmabile.
Sta in quel sogno globalista l'idea di livellare verso il basso tutti i popoli, di deprimerne le identità per ottenere un sostrato umano confuso, disorganico, colloidale, una marmellata uniforme che sia plasmabile a piacere, potenzialmente aderente a qualsiasi progetto e contenitore Un'umanità insomma, docile al dominio come docile è un metallo fuso. Uniforme, indifferenziata, priva di ogni reale diversità nei valori, nella religione, nell'etica, nelle tradizioni, uniforme nel linguaggio, nel sesso e nel colore. È questa la condizione ideale per un dominio del "mondo pacificato" sotto la grande oligarchia della Nuova Roma. Una Roma che è la traduzione storica del mito della Torre di Babele.
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

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